Sicurezza durante l’apnea

Durante l’apnea è importante mantenere la calma, tenendo sempre a mente quali sono i propri limiti. A questo proposito è consigliabile a tutti coloro che non l’abbiano già fatto un corso d’apnea di primo livello che insegna le basi dell’apnea, della pinneggiata e della respirazione

In questo articolo tratteremo i principali pericoli per l’apneista / pescatore sibacqueo.

Sincope

La sincope è il principale pericolo per il pescatore subacqueo; questo fenomeno non è una malattia o un malessere improvviso: è essenzialmente un meccanismo di difesa che il nostro organismo attiva quando l’aria nei nostri polmoni comincia ad essere insufficiente e quindi c’è bisogno di ridurre al minimo le funzioni vitali per risparmiare ossigeno.

La sincope è un rischio costante con il quale l’apneista deve convivere e soprattutto evitare, ricordando dei principi base che vedremo tra poco.

Il nostro organismo ci invia dei segnali quando ci troviamo in una situazione di rischio sincope che si manifestano tramite le famose contrazioni diaframmatiche.

Benchè possa sembrar strano, le contrazioni diaframmatiche non dipendono dalla quantità d’ossigeno presente nei polmoni, bensì, da quella dell’anidride carbonica. Quando la pressione parziale dell’anidride carbonica (cioè la percentuale di anidride carbonica all’interno dei nostri polmoni) raggiunge un determinato punto critico, l’organismo se ne accorge tramite dei chemio-recettori presenti all’interno dei polmoni, che monitorano costantemente i vari cambiamenti delle pressioni parziali, facendo scattare le contrazioni.

Queste contrazioni si manifestano dopo un tempo variabile che è strettamente legato alla ventilazione effettuata prima dell’apnea.

Una ventilazione corretta prima dell’immersione richiede qualche respiro profondo, con tempo di inspirazione lungo circa la metà di quello dell’espirazione. Questa tecnica permette di rilassare i muscoli e diminuire il consumo di ossigeno, pur mantenendo dei livelli adeguati di anidride carbonica nei polmoni.

Al contrario, l’iperventilazione abbassa di molto la pressione parziale dell’anidride carbonica (dandoci un falso e pericoloso senso di benessere). Nel caso di iperventilazione, durante l’apnea la percentuale (molto bassa) di anidride carbonica comincerà a salire, mentre quella dell’ossigeno comincerà a scendere; se la percentuale della CO2 è troppo bassa all’inizio dell’immersione, la sua pressione parziale farà scattare le contrazioni in ritardo, cioè quando la percentuale di ossigeno nei polmoni è già troppo bassa; per cui, mentre in una situazione normale la contrazione diaframmatica ci darebbe il tempo necessario per risalire, nel caso di un’iperventilazione le contrazioni si manifesterebbero in ritardo o addirittura dopo il sopraggiungimento della sincope.

Le seguenti manovre possono fare la differenza durante e dopo un’immersione:

  • immergersi togliendosi il boccaglio dalla bocca: quando sopraggiunge la sincope, la mandibola si serra, evitando l’entrata di acqua all’interno delle cavità polmonari. Tenere il boccaglio durante l’immersione potrebbe complicare un’eventuale manovra di rianimazione.
  • Togliersi la maschera dal viso negli ultimi metri di risalita (ove la sincope colpisce maggiormente): infatti nel caso sopraggiunga, il contatto dell’aria sul viso, con un po’ di fortuna, potrebbe farci riprendere coscienza.

Risalite troppo rapide

Un altro interessante  fenomeno che interessa l’apnea è chiamato blood shift: quando ci immergiamo, la pressione aumenta gradualmente, agendo, come una sorta di compressore, sul nostro corpo. Il fenomeno del blood shift comporta una concentrazione del flusso sanguigno a livello polmonare; così facendo viene impedito lo schiacciamento della gabbia toracica sui polmoni e quindi il loro collassamento.

Al contrario, quando risaliamo, il flusso sanguigno viene gradualmente riequilibrato. Questo fenomeno comporta soprattutto un grande sforzo da parte del cuore, che permette questo meccanismo di compensazione con la pressione subacquea.

Tale meccanismo potrebbe però incepparsi nella fase di risalita; infatti, nella fase di discesa, viene interessata maggiormente la parte destra del cuore, che è più elastica e sopporta maggiormente lo sforzo. Nella fase di risalita è interessata maggiormente la parte sinistra del cuore, meno elastica e quindi meno tollerante: una risalita troppo veloce potrebbe portare all’innesco di alcuni problemi di insufficienza sanguigna, che sfocerebbero nel verificarsi di una sincope. Per questo è importante, nella pesca subacquea, non eccedere mai oltre i propri limiti; bisogna calcolare i tempi. Rimanere a profondità elevate troppo a lungo comporterebbe una salita rapida che potrebbe dimostrarsi molto pericolosa.

Rottura del timpano

Uno degli altri pericoli a cui il pescatore subacqueo può andare incontro è lo sfondamento della membrana timpanica, o comunque la sua lacerazione. C’è poco da dire su questo argomento, tranne che spesso tale evento si manifesta a seguito di una cattiva compensazione.